Quattordici Giorni in paradiso. La mia vita di ERIKA REGINATO
cuando uno no sabe cuándo terminará la vida. Soportar la enfermedad que no tiene límite es soportar el dolor y esperar con paciencia y esperanza el dinal. A veces el final de la enfermedad, terminaría con el dolor y así la muerte, la nulidad y el olvido. En el caso de Reginato no fue así. En lo que duro su tormento, su sufrimiento de manera vradual, en más de un año, entre diagnosis equivocadas se pudo concentrar en vivir para contar.
È una testimonianza della malattia quando non si sa quando la vita finirà. Sopportare una malattia che non ha fine significa sopportare il dolore e attendere pazientemente e con speranza la fine. A volte la fine della malattia avrebbe posto fine al dolore, e quindi alla morte, al vuoto e all'oblio. Nel caso di Reginato, non è stato così. Durante il suo tormento, la sua vera sofferenza, durata più di un anno, tra diagnosi errate, è riuscita a concentrarsi sulla vita per raccontare la sua storia.
Sopravvivere a un tumore cerebrale è cosa da pocche persone e la vigilia continua nel centro dove la luce ritorna per essere poesia.
UATTORDICI GIORNI IN PARADISO, la mia vita.Ha tanti significati.Sono stati quattordi qiorni di memoria che ho perso, e anche il numero di giorni che sono rimasta in coma dopo il mio intervento cerebrale il 14 di gennaio. Sopravvivere è stata una lotta tra l'amore per la vita e quel senriero della speranza.
Erika Reginato
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